Si può equiparare il poker live con quello online?

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L’incontro tenutosi a Enada Roma edizione 2011, ha posto sul piatto degli argomenti caldi, un altro motivo di intenso confronto tra appassionati di poker, operatori di mercato e legislatori che sempre di più hanno il potere di decidere le sorti del gioco in Italia.

Affiancato dal presidente di Microgame Fabrizio d’Aloia e dal Presidente di Italian Rounders, Domenico Tresa, l’avvocato Marco Ripamonti ha sollevato, tentando poi di darvi risposta, una serie di interessanti quesiti a livello normativo. Il decreto Bersani del 2008 ha infatti escluso il torneo fisico dai giochi di abilità, perché? Perché considerare “di abilità” solo quello online quando dal vivo i giochi di sguardi, buff e movimenti di gioco sono alla base della performance di ogni player?

“Secondo uno studio dell’Università dell’Ohio nel Torneo online esiste una forte componente di abilità, infatti spesso sono gli stessi giocatori ad arrivare in fondo ai tornei, soprattutto di Texas Holdem – ha affermato Ripamonti. – C’è stato un triennio di vuoto normativo, e dal 2009 la legge vuole che il poker live spetti di diritto solo ai soggetti concessionari. Il consiglio di Stato ha infatti dettato dei parametri per distinguere il gioco legale dal gioco d’azzardo (quota d’ingresso, rientro nel gioco, ma sono ormai tre anni che gli operatori attendono chiarezza dal punto di vista normativo in attesa delle 1.000 concessioni del bando”.

Quindi futuro ha il poker live? A rispondere è il presidente di Microgame Fabrizio D’Aloia che ha voluto porre l’accento sul problema da molti considerato come principale “blocco” nello sviluppo del poker legale in Italia: “Questi 3 anni sono stati un purgatorio per il mondo del poker e di conseguenza anche per il cash. Confidando in una rapida risoluzione delle questioni normative noi lavoreremo per far sì che i mondi del poker online e di quello live si somiglino sempre di più”.

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