La politica si concentra su ludopatie e rischi del gioco d’azzardo

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“Abbiamo una propensione al gioco d’azzardo molto più forte che in altri Paesi”. A riportare l’attenzione della politica sul settore del gioco è il ministro della Salute Renato Balduzzi che ha aggiunto che “bisogna arginare il gioco illegale tracciando il perimetro del gioco legale”.
Il messaggio, insomma, è chiaro: eliminare i fattori di rischio per salvaguardare la salute di quei giocatori che perdono il controllo nell’approccio al gioco talvolta compromettendo inesorabilmente la finanze private.

Ad unirsi al coro degli “accusatori” è anche il parlamentare del Pd Dario Parrini che nel corso del seminario “Mettiamoci in gioco” non ha usato mezzi termini: “Se il gioco d’azzardo è la terza industria del paese c’è da essere inquieti” e poi ha anche sottolineato come per la politica italiana il gioco d’azzardo è un “problema primario che va affrontato”.

E mentre dai palazzi romani le acque si muovono c’è chi tira le somme guardando i numeri relativi alle ludopatie.
Il presidente del Connaga Matteo Iori ha ricordato le statistiche del comparto che nel 2011 ha totalizzato un fatturato di circa 80 miliardi di euro, dei quali 18,4 sono confluiti nelle casse dello Stato, mentre nel 2012 il dato ha toccato quota 88 miliardi, ma con un payout (ritorno in vincita ai giocatori) più elevato.

Ciò significa che, specie per i giochi di ultima generazione come i casinò online e le Videolottery, gli introiti per lo Stato scendono a favore degli utenti. Alla luce di queste considerazioni Iori ha posto una domanda a cui si dovrà dare risposta: ha senso perseguire una fiscalità diversa? La risposta intrinseca è quella di trovare fondi per migliorare sensibilizzazione e informazione sui rischi connessi al gioco.

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