Gioco patologico: cresce il numero delle donne affette

Il gioco patologico è riconosciuto da più di 30 anni come un disturbo di grande rilevanza personale, familiare e sociale.

Di solito i soggetti che vi cadono sono persone con una soglia della percezione dell’emozione più alta rispetto agli altri, sono vulnerabili e presentano problematiche personali e socio-relazionali che finiscono per far cadere il soggetto nella spirale del gioco compulsivo, e quindi non più controllabile.

Ma se fino a pochi anni fa essere “schiavo” del gioco era un’esclusiva degli uomini, oggi è sempre più alto il numero delle donne che sviluppano alcune sintomatologie legate al mondo dell’azzardo che vanno dai più semplici disturbi comportamentali fino all’ipotesi di suicidio.

Il quadro, non di certo confortante, è emerso in occasione del convegno “Il gioco d’azzardo patologico: dalla pratica clinica alla ricerca”, organizzato dal Ser.T. Piana di Lucca dell’Azienda Asl 2.

Ma sebbene i dati attestino una crescita delle donne vittime del gioco, quelli riguardanti le persone affette da patologie è tutto sommato contenuto.

Il rapporto presentato a Lucca indica infatti che la percentuale di giocatori italiani “malati” di gioco è compresa tra l’1 e il 3 per cento, mentre per la rimanente stragrande maggioranza scommettere e sedersi ai tavoli rimane una attività piacevole e senza conseguenze.

<Il dato che emerge con maggiore evidenza – hanno spiegato gli organizzatori dell’evento – è che se fino a qualche anno fa la dipendenza dal gioco era una prerogativa quasi esclusivamente maschile, oggi le cose sembrano essere cambiate e sono sempre di più le donne che, magari iniziando a giocare in modo misurato con Lotto e Superenalotto, passano poi ai videopoker ed iniziano a giocare in modo compulsivo, finendo in una spirale che le porta sempre più in basso>.

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