Bulgaria: è polemica sul decreto contro il gioco d’azzardo

In Bulgaria tutti lo attendevano da tempo con trepidazione e il nuovo decreto in materia di regolamentazione del gioco nazionale è arrivato. Ma il nuovo testo di legge, promosso per inibire il gioco d’azzardo nel paese, ha lasciato più di una parte scontenta.

A manifestare il proprio disappunto nei confronti di alcuni passaggi chiave dell’emendamento sono stati sia gli operatori di gioco che i concessionari, concordi nel criticare in particolare la validità delle licenze di gioco e il divieto di pubblicità del gioco, ma anche i produttori che si sentono <abbandonati a se stessi> all’interno di un comparto strategico per l’economia nazionale.

Il nuovo Gambling Act riguarda soprattutto i servizi per l’online, le scommesse e le lotterie, ma non terrebbe conto della grave crisi che sta attraversando il comparto del gioco e che inevitabilmente ostacolerà la transizione dal vecchio al nuovo regolamento.

Le critiche più aspre sono piovute in particolare sul passaggio del testo in cui si dispone che i titoli rilasciati ai sensi della legge vigente cesseranno di essere validi dopo 18 mesi dall’entrata in vigore della norma. Al termine dei 18 mesi tutti dovranno richiedere una nuova licenza, ma per arrivare a ciò ogni concessionario dovrà necessariamente rivedere il proprio piano aziendale ed affrontare ulteriori investimenti.

Come già sottolineato, il decreto cancella la possibilità di fare pubblicità sulle imprese di gioco d’azzardo, ma al contempo proibisce di divulgare informazioni riguardanti l’industria. Questo significherebbe la chiusura di testate giornalistiche specializzate, la cessazione di mostre, di seminari e di tavole rotonde e conferenze sul tema del gioco d’azzardo.

Ma c’è di più. Le norme volute dal Governo escluderebbero infatti anche il settore dell’Automatico. Una grave mancanza, secondo gli operatori che sostengono come l’industria debba essere incoraggiata, soprattutto quando si tratta di produttori bulgari orientati all’esportazione.

Nella confusione del momento una cosa è certa: prima della conversione in legge da parte del Consiglio dei Ministri, prevista entro il prossimo semestre, ci sarà ancora molto da discutere.

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